Il nunofeltro non è una tecnica così antica come si sarebbe portati a pensare; al contrario, vanta pochi decenni di storia. Io l’ho scoperta per caso, ma nel mio percorso di apprendimento nessuno ha saputo darmi indicazioni precise sulla sua origine.
Wikipedia mi dice che è una tecnica inventata da due donne, una giapponese (da cui “nuno” che significa panno) e un’australiana, che evidentemente di lana ne sapeva parecchio!
Con il fratello “feltro” ha molto in comune, ma a differenza del ben più noto parente è molto più leggero e, in proporzione, più caldo e confortevole. Questo perché la lana e la seta combinate insieme hanno un più alto potere coibente (isolano il corpo). Il risultato è un tessuto leggero, morbido e versatile.
La fibra di base è sempre la lana, ma questa può essere lavorata su molti altri tessuti oltre la seta: il cotone, il lino, il ramie, la viscosa, l’ortica, la canapa… rigorosamente naturali e sufficientemente sottili e radi da permettere alle fibre di lana di passare.
Quando i clienti toccano un tessuto Nuno per la prima volta, molto spesso mi chiedono: “Ma come si attacca la lana alla seta? C’è della colla? Si cuce?”
È difficile, per chi non conosce il nunofeltro, immaginare il processo che conduce alla creazione del tessuto. In realtà solo l’acqua e il sapone rappresentano il veicolo di questa meraviglia!
E quindi no, non c’è trucco e non c’è inganno. Solo fibre naturali che per un processo fisico si legano indissolubilmente, per creare ogni volta un tessuto nuovo e diverso.
