Rosa è femmina.

Sarebbe vero se limitassimo il riferimento alla società contemporanea, ma è solo dalla metà degli anni novanta dell’800 che il rosa è diventato il colore di cui vestire le bimbe e l’azzurro il colore per i maschi.

Fino ad allora era esattamente il contrario!

La ragione più plausibile è che il rosa veniva considerato (in quanto rosso pallido) un colore decisamente più forte dell’azzurro, più tenue e delicato, e che fosse indicato per sottolineare quanto la vita dei maschi posstesse essere più rosea di quella delle femmine (oggi come allora, ahimè…).

La storia del rosa è tra le più curiose tra tutti i colori perché costellata di episodi storici interessanti.

Avete mai sentito parlare del rosa Baker-Miller?

È una particolare tonalità di rosa, stucchevole e zuccherino, che ricorda il colore dei Big Babol.

Venne messo a punto, nel 1979 da una coppia di ufficiali a capo di un centro correzionale (carcere), sulla scia di alcune ricerche di psichiatri americani. Questi avevano appurato, in numerose ricerche svolte negli anni precedenti, che il colore rosa, a differenza del blu o di altri colori, aveva la capacità di placare gli animi, di tranquillizzare le persone, soprattutto quelle con disturbi della personalità o atteggiamenti particolarmente aggressivi.

Baker e Miller decisero di dipingere le pareti delle celle, le inferriate, le porte ed ogni spazio frequentato dai carcerati, in quel color rosa-caramella. Che fosse un caso o meno, resta il fatto che i dati sui comportamenti violenti dei detenuti presero a scendere vertiginosamente sino a scomparire.

Forse perché davvero nauseante o forse perché i problemi da gestire divennero ben altri, sta di fatto che il rosa Baker-Miller finì per essere dimenticato.

Come non balzò mai, agli onori della cronaca mondiali, il rosa pulce degli abiti di Maria Antonietta.

Difficile definire quello strano tono di rosa: è a metà tra il marrone, il rosa ed il grigio.

La regina di Francia aveva la pessima abitudine di sperperare molto denaro nell’acquisto di abiti, vizio per cui venne ripresa anche dalla regina madre, Maria Teresa d’Austria.

Fu invece il marito, Luigi XVI che, nel tentativo di offenderla, definì l’abito in taffetà di quello strano tono di rosa “un abito color pulce”. Ahimè non ottenne l’effetto desiderato e da lì in poi tutte le cortigiane indossarono abiti color pulce.

Se i due precedenti non hanno avuto molta fortuna, al rosa shocking è andata molto meglio.

Sembra che l’origine del nome di questo rosa, molto amato da star e stilisti, sia da attribuire a Elsa Schiapparelli che vide al dito di Daisy Fellows un meraviglioso diamante rosa.

La stilista lo definì “Brillante, impossibile, impudente, gradevole, energico, come tutta la luce, tutti gli uccelli e tutti i pesci del mondo messi insieme, un colore proveniente dalla Cina e dal Perù, non occidentale, un colore “shocking”, puro e non diluito.”

Da allora il rosa Shocking è anche conosciuto come rosa Schiapparelli.

Sempre nella gamma dei rosa troviamo il sempre fortunato fucsia, che porta il nome dell’omonima pianta. Fu scoperta sull’isola caraibica di Hispaniola da un frate botanico che le diede lo stesso nome del suo ricercatore-eroe, Leonhart Fuchs.

Dal rosa confetto al rosa fluo, dal rosa cipria all’amaranto, passando per il rosa antico e il Mountbatten, per quanto possa non essere il vostro colore ideale è difficile che nemmeno una sua sfumatura possa incontrare il vostro consenso! Lo troverete abbastanza spesso, nei tessuti NUNO, soprattutto abbinato ai grigi, forse per smorzarne proprio il carattere “zuccherino”!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Carrello