Dopo il bianco, il colore, di cui voglio raccontarvi la storia, è il giallo.
Il giallo lo si odia o lo si ama. Ma poi, quale giallo?
Il giallo “tuorlo d’uovo”, tanto caro agli imperatori cinesi che di questo colore facevano colorare i tetti dei palazzi della Città Proibita?
O il giallo Isabella? Che ha avuto vita molto breve ed una reputazione abbastanza discutibile…
E perché non un giallo Napoli, di cui si diceva trovasse origine proprio dalle vene di zolfo del Vesuvio?!
Il giallo è un colore non facile proprio perché suscita emozioni diverse, talvolta contrastanti.
Nel diciannovesimo secolo, in Francia come in Inghilterra, ad esempio, erano gialle le copertine dei libri e delle riviste scandalistiche. Ad essere trovati in possesso di un libro dalla copertina gialla ne andava della propria reputazione oltre che, talvolta, della propria libertà. Potrebbe dire qualcosa, a riguardo, Oscar Wilde che fu arrestato proprio per esser stato trovato, in pieno giorno, con un libro giallo sotto il braccio!
Ma se per alcuni era disdicevole e condannabile anche solo l’idea di possedere un libro “giallo”, per diversi artisti divenne proprio il colore che simboleggiava il rifiuto di una cultura e di una società repressive.
Di giallo erano poi le stelle di tessuto che i nazisti facevano cucire sui vesti agli ebrei, perché fossero ben riconoscibili e, se, “tendente al giallo” è l’incarnato del nostro viso è meglio far fare un controllino al nostro fegato…
Ma non tutto il giallo vien per nuocere!
Per esempio è il colore dei capelli biondi, che sono tra i meno diffusi a livello mondiale (circa il due percento della popolazione mondiale è biondo naturale) ma anche il più ambito. Studi recenti dimostrano che una prostituta bionda naturale poteva spuntare un prezzo decisamente superiore rispetto ad una con qualsiasi altro colore di capelli.
Il giallo è, in India, il colore spirituale per eccellenza, associato al Krishna ed infine è il colore dell’oro, il metallo prezioso per eccellenza, per il cui possesso l’uomo ha, da sempre, fatto qualunque cosa.
Il colore giallo delle pareti di una stanza, ad esempio, infonde una profonda sensazione di benessere psico-fisico perché induce il nostro cervello a rilasciare più serotonina. Insomma, è il colore dell’ottimismo.
Per noi “operatori della moda” non è un colore facile proprio per le emozioni che suscita e per tutte queste ragioni, ma averlo nelle nostre collezioni certo aggiunge vitalità ed energia ed aiuta molto il colpo d’occhio.
Pensate al gusto vagamente etnico che può avere un giallo zafferano abbinato al bordeaux?! E quanta forza aggiunge una collana Corallo NUNO in giallo fluo ad un grigio mesto e triste?
E allora via, aggiungiamo un tocco di giallo, vitale ed energico, ai nostri guardaroba ed alle nostre giornate.
Il giallo, però, nello spettro fotocromatico confina (e spesso si fonde) con l’arancione che merita un attimo di attenzione. Se da una parte ha il giallo ben distinguibile, dall’altra ha troviamo il rosso, altrettanto facile da individuare. Ecco che, l’arancione, ne esce un po’ “sottotono”.
E ci si domanda…sarà il colore che ha dato il nome all’agrume o il contrario?
Sembrerebbe essersi diffuso, come frutto, a partire dalla Cina e che si sia lentamente esteso a tutto il mondo ma in tempi relativamente recenti. Per cui è ragionevole supporre che il primo ad essere conosciuto sia stato il colore.
A parte la sua variante più nitida e schietta, che ricorda appunto il frutto, spesso l’arancione, soprattutto nei toni più chiari e più scuri, viene trasformato in giallo ocra o giallo cromo, fino ad arrivare a confondersi con i marroni, come il ginger.
È certamente un colore vibrante e di carattere decisamente forte, che non lascia incertezze interpretative su chi lo sceglie e lo indossa.
Per l’Olanda è, da sempre, il colore nazionale, che ritroviamo nelle divise sportive così come nei ritratti che, a partire da Guglielmo I D’Orange, raffigurano i reali olandesi vestiti invariabilmente in arancio.
Ed è anche il colore “di allerta” per eccellenza: arancione è la tuta dei prigionieri a Guantanamo così come la scatola “nera” degli aerei.
Nella moda ha avuto pochi momenti di vera gloria perché, come scrissero sul Godey’sLady’s Book: è troppo chiassoso per essere elegante.
Anche nelle collezioni Nuno non troverete facilmente dell’arancione ma…chissà, con il giusto accompagnamento…
Il prossimo colore di cui vi racconterò la storia curiosa sarà il rosa! E prometto di non farvelo attendere molto!
