Cromomania
L’abbigliamento, da sempre, ricopre un ruolo importante nella classificazione sociale, nella comunicazione e nella definizione di se.
I figli dei fiori negli anni settanta, i punk vestiti di pelle nera e borchie con le creste colorate, i paninari degli anni ottanta con le Timberland…attraverso i capi che indossavano, intere generazioni hanno dichiarato al mondo, senza fraintendimenti, chi volevano essere o, almeno, apparire.
Ma più affascinante della scelta dello stile, è l’uso del colore, che nei secoli ha definito classi e ruoli sociali, ambiti professionali.
In passato molti colori hanno subito un verso “ostracismo” culturale ed estetico.
Già nell’antica Grecia e Roma, e così via fino a circa metà del tardo Medioevo, vigevano regole, le così dette leggi “suntuarie”, che limitavano l’abbigliamento, l’uso dei colori e in più generale lo stile di vita delle persone. Era necessario poter distinguere a colpo d’occhio un nobile da un contadino e, soprattutto, ricordare loro a quale classe sociale appartenevano: i contadini dovevano magiare e vestirsi da contadini, i commercianti dovevano magiare e vestirsi da commercianti, e così via…
Ai contadini, per esempio, erano riservati tessuti di colori spenti, opachi, che ricordassero loro la condizione , legata alla terra, in cui erano e da cui non sarebbero usciti. Alla stessa maniera ai ricchi ed ai nobili erano riservati tessuti e stoffe dai colori vivaci e sgargianti. Fortunatamente, già da metà del dodicesimo secolo, queste leggi furono via via abbandonate per perdersi del tutto con gli inizi dell’800.
Ma al di là dell’uso e dell’abuso dei colori nei secoli, ciò che mi affascina è che ognuno di loro ha una genesi ed una storia. Il bianco di piombo o biacca, giallo cromo, rosa shocking, amaranto, malva… Sono tanti, tutti con una storia curiosa, e tutti veicolano un messaggio, tutti racchiudono in se una personalità, suscitano un sentimento che in qualche modo contagia chi lo indossa. Vale la pena conoscere quelle storie, no?
Ebbene, da adesso ve le racconterò, un po’ per volta.
E iniziamo proprio dal bianco, il colore più difficile da ottenere. Occorre partire da pigmenti puri, non è il risultato della somma di altri colori come per il verde, l’arancio, il grigio…
Per secoli, il bianco più puro e luminoso, è stato prodotto dal piombo e da una reazione chimica che lo trasformava in carbonato. Il pigmento ottenuto veniva usato in qualunque ambito: per smaltare ceramiche, per le tappezzerie, nelle vernici da parete, oltre che, ovviamente, in pittura e…in cosmesi!
Intere generazioni di donne, dall’epoca di Senofonte sino a metà ‘800, hanno “dipinto” la loro pelle con ciprie e fondotinta a base di bianco di piombo, avvelenando se stesse e, talvolta, anche i loro figli. Allattandoli al seno passavano loro, con il latte, la sostanza tossica che, certo, non ne allungava la vita.
Forse da qui il detto “chi bella vuole apparire un po’ deve soffrire”…?
Fortunatamente, nell’ultimo secolo e mezzo la chimica ha fatto passi da gigante e dopo il bianco di piombo e tutte le altre varianti ottenute dai metalli, oggi siamo in grado di produrre pigmenti di un bianco quasi assoluto e innocui, almeno per l’uomo!
Ma il fascino del bianco non è solo nella sua storia, è più ancora nella sua personalità.
È il colore, per definizione, associato alla purezza, al candore assoluto. Di bianco immacolato si vestono le spose, i bambini quando prendono i sacramenti, le suore.
In Cina invece è il colore del lutto, della morte.
Nell’immaginario collettivo il bianco è sempre stato associato a posizioni di ricchezza e potere. Soprattutto in passato erano solo i ricchi, circondati da domestici, a potersi permettere di mantenere immacolati pizzi, trine e preziosi merletti.
Bianco è il colore della pulizia, forse proprio perché, tra tutti, è quello su cui anche la più piccola macchia non passa inosservata.
In definitiva il bianco è il colore che lancia una sfida: prova a non sporcarmi, se ci riesci!
Bene oggi ho introdotto il tema e vi ho presentato il primo colore, o “non colore” per alcuni.
Nelle prossime settimane scopriremo le storie dei colori di cui sono pieni i vostri guardaroba!
Siate curiosi e tornate.
